teleturismo

IL GIORNALE  PER CHI FA TURISMO

Fondato nel 1986

 Direttore Antonio Conte

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LE RONDINI DISERTANO ROMA

SARA' PER SEMPRE, O A MOTIVO

DELLA GUERRA IN LIBIA ???

Nei primi giorni di marzo, sollevando lo sguardo dal caotico traffico romano verso il cielo, avevo intravisto un piccolo stuolo di rondini che sfrecciavvano nell'aria con il loro inconfondibile sibilo, e con il becco sempre aperto, pronto a catturare qualche insettto. Un rito migratorio che si ripete da sempre e che annuncia l'arrivo della primavera. Mi aspettavo che nei giorni seguenti ne sarebbero arrivate altre ancora per deporre e covare le uova negli stessi nidi preparati negli anni precedenti e sotto gli stessi tetti che li avevano ospitati l'anno prima. Ma ecco la meraviglia e la delusione quando, dopo un paio di settimane, non solo non aumentavano di  numero, ma addrittura un pò alla volta iniziavano a scomparire, almeno nel quartiere di Roma ove risiedo, il Trionfale. Ho controllato altre zone di Roma, ma anche li ho notato l'assenza totale degli allegri volatili. Mi tornava improvvisamente alla mente un vecchio motivo degli anni trenta ..."Partirono le rondini dal mio paese...". Si intitolava "Non ti scordar di me" ed è stato un pò il tormentone che mi ha accompagnato da Aprile e che mi accompagna ancora in questi giorni vicini ormai alla fine dell'estate. Mi sono chiesto e mi chiedo ancora cosa abbia determinato questo fenomeno. Sarà stato l'eccessivo inquinamento che anzichè permettere alle rondini di catturare gli insetti, fa ingurgitare le mortali "polveri sottili"? Sarà qualche specie di gabbiano killer, come alcuni molto grossi e con il becco giallo che ho visto assaltare i nidi degli uccelli divorando uova e nuovi nati e che li ho visti anche fiondarsi su un centinaio di piccioni che stazionano sul piazzale della metro di via Cipro, ucciderne alcuni e divorarli in pochi minuti ? Qualche amico ha ipotizzato che forse la colpa è stata di Sarkozy che aveva iniziato a bombardare la Libia proprio mentre le rondini iniziavano la loro migrazione. Spaventate, avrebbero rinunciato ad attraversare il Mediterraneo. Altri hanno accusato Gheddafi il quale ne avrebbe impedito "l'esportazione", come ricatto all'embargo. E sembra che anche questo farà parte dei capi d'accusa al tribunale internazionale dell'Aia: un crimine contro  la libera circolazione dei volatili (sic). Se quest'ultima ipotesi fosse acclarata, allora vuol dire che per la prossima primavera ci vorrà l'intervento della NATO per permettere alle rondini di raggiungere l'Italia, sempre che i volatili rinunciano ai loro naturali timonieri della loro stessa specie, ma che li sostituiscano con Sarkozy, Cameron, La Russa e Frattini. 

                                                                    Antonio Conte

                                                                           Riproduzione Libera citando Teleturismo

 

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  CASO LIBIA, LA NATO HA DECRETATO:

TRIPOLI DELENDA EST.....

Intanto, mentre tanti civili e soprattutto bambini, vengono uccisi dalle bombe e gli appelli persino dell'Arcivescovo di Tripoli cadono nel vuoto, come "vox clamantis in deserto" nessun colpevole viene deferito al cosidetto Tribunale dell'Aia, cosi com'è stato per le decine di migliaia di morti in Irak,  civili e militari, gli stupri commessi dagli occupanti alle donne irakene e i furti e saccheggi del Museo più importante del mondo.

 E COSI....

L'ATTUALITA' CI PORTA A RIFLETTERE CON IL SANTO MONACO

UMANISTA, FILOSOFO E TEOLOGO ERASMO DA ROTTERDAM

CHE GIA' CINQUE SECOLI FA SCRIVEVA NE "IL LAMENTO DELLA PACE"

"Scalpiti per la guerra? 

Devi innanzi tutto considerare la natura sia della pace, sia della guerra;

devi tenere a mente i beni che porta l'una e i mali che reca l'altra.

Solo a quel punto sarai capace di vagliare se convenga o meno

cambiare la pace con la guerra"...

*    *    *

"Nessuna pace è tanto iniqua da non essere più preferibile

alla più equa delle guerre"

*** MA TANT'E' I PRINCIPI (TRADUCI I DEMAGOGHI DELLA

POLITICA DI OGGI, DI DESTRA, DI SINISTRA, O DI CENTRO),

SEMBRANO NON ACCORGERSI, SE NON QUANDO LA FRITTATA E'

ORMAI FATTA, COME LO E' STATO IN VIETNAM,  NEI BALCANI, IN IRAK, IN 

AFGANISTAN ET ALIA CONSIMILIA.

SI AGGIUNGA POI UN'ALTRA CONSIDERAZIONE E CIOE':

SE L'UCCISIONE DEI CIVILI DIPENDE DA CHI  COMANDA

IN QUEL PAESE..."SI CALPESTANO I DIRITTI UMANI".

MA SE AD AMMAZZARNE MOLTI DI PIU'  SONO I

BOMBARDAMENTI AL NAPAL DA PARTE DI ALTRI

PAESI ALLORA QUELLI SONO GIUSTIFICATI PERCHE'

GIA' PREVENTIVATI DAL SURPLUS DI EXPORT 

DI DEMOCRAZIA (SIC)

(Dedicato al novello Napoleone, Sarkozy 

e al redivivo Churchill, Cameron) 

N.B. - A scanso di equivoche interpretazioni, chiariamo che noi siamo per la Pace, quella vera, quella che viene evocata nel Vangelo, predicata e praticata da San Francesco, non quella dei cosidetti pacifisti che sfilano per le piazze a seconda del vento che spira e li ispira. E neppure come tanti che in Italia si professano cristiani e cattolici, solo perchè un giorno i loro genitori li hanno fatti battezzare e che strumentalizzano la Sacra Croce, imbrattandola con altri princìpi e ideologie che non hanno nulla a che fare con il Credo di cui dicono di farsi portatori, se non per interessi personali, o carriera politica.

 

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SALVIAMO L’ARCHEOLOGIA DELLA VALLE DEI TRULLI

Proposta la creazione di un Parco Archeologico

 

LOCOROTONDO – La nuova extraurbana, la cosiddetta "circonvallazione", in fase di realizzazione e che dovrebbe consentire almeno la eliminazione del traffico pesante dal centro urbano, è bloccata nel tratto finale, in quanto attraversa la zona archeologica più importante della Valle Trulli, in contrada Grofoleo. "Si tratta – come dichiara l’archeologa Daria Palmisano, – di una zona di rilevante importanza storica in quanto comprende un arco temporale che va dal neolitico (7000 a.C. ca.) al periodo ellenistico (III sec. a.C. ca.). "E’ questa la motivazione per la quale si chiede, da parte delle associazioni culturali e di molti cittadini, di studiare subito una soluzione stradale alternativa per evitare la distruzione dei ritrovamenti che in questi ultimi mesi sono stati portati alla luce proprio nel tratto scelto per completare i lavori. Si contesta, infatti, all’Amministrazione Comunale di aver approvato e avviato, con evidente superficialità, ignorando la storia locale, un "progetto" che già in sede di consiglio comunale aveva ricevuto una pesante contestazione da parte dei consiglieri di minoranza, fra i quali, Vittorio De Michele, medico con la passione dell’archeologia e a cui si deve gran parte del lavoro di ricerca e raccolta dei reperti provenienti, appunto, dalla località "Grofoleo". Aver ignorato, in sede tecnica e amministrativa, la presenza della notissima storica zona, è – a parere degli studiosi – grave e imperdonabile. La polemica sul tracciato finale della "circonvallazione" si è fatta aspra e la possibilità di ricorrere al TAR se l’Amministrazione Comunale dovesse insistere nel "violentare", anzi distruggere l’area archeologica scoperta, è reale. E’ stata sottolineata, l’altra sera, nella sala "Don Lino Palmisano" di Villa Mitolo nel corso del dibattito organizzato dalle giornaliste Alessandra Neglia ed Ermelinda Prete, in collaborazione con The New Deal Magazine e il Comitato "NO all’attuale progetto di circonvallazione a Locorotondo", sul tema "Circonvallazione - Lo stato dei lavori". Si è dibattuto della possibilità di prendere in considerazione una variante per l’ultimo tratto del tracciato est, così da salvare la mulattiera e la predetta area dove, ad oggi, sono emerse oltre trenta sepolture, molte in ottimo stato di conservazione e correlate di corredo funebre, databili VI-V sec. a.C., più elementi di strutture abitative (capanne e resti di un muro) che lasciano ipotizzare l’esistenza di un nucleo insediativo. Scarse ed insignificanti le rassicurazioni fornite in merito da parte dell’Assessore ai Lavori Pubblici Nicola Blonda, presente all’incontro insieme al progettista della strada l’ing. Pagliara. erma è, quindi, la posizione dell’Amministrazione Comunale, decisa ad andare avanti nonostante le proposte avanzate -  tecniche ed economiche – in modo da ultimare i lavori, senza danni al patrimonio storico-ambientale di Locorotondo. Si è parlato, nel dibattito, anche delle difformità e delle problematiche emerse lungo il tracciato, segnalate sia dalla locale Fabbrica di Nichi e dal Comitato "NO all’attuale progetto di circonvallazione a Locorotondo", sia dallo stesso Ing. Pagliata (sic!), il quale ha scritto all’Ufficio Tecnico Comunale e ai responsabili della direzione lavori, anche per alcune variazioni al progetto in fase di realizzazione dell’opera, modifiche non autorizzate dallo stesso. Intanto la Responsabile dell’Ufficio Ambiente e Paesaggio, arch. Costanza Pratesi, del Fondo Ambiente Italiano (F.A.I) con nota datata 20 gennaio 2011, ha chiesto alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, ponendo il problema all’attenzione delle dott.sse Angela Cianco e Teresa Elena Cinquantaquattro, un ripensamento sul tracciato della strada, in quanto "La rilevanza del sito, ritrovato grazie ai lavori di scavo, è un tesoro riemerso che meriterebbe un’azione di tutela e di valorizzazione che ne consenta la pubblica fruizione. L’idea che questa preziosa testimonianza – continua la lettera – venga sepolta dall’asfalto, ci porta a chiedere di prendere in considerazione la possibilità di esprimersi negativamente in merito. Anche l’ipotesi di prevedere, quale prescrizione per l’ottenimento del parere positivo, la realizzazione di una strada sopraelevata ci sembra una soluzione riduttiva e penalizzante per il sito. Il tracciato della strada, che ha provocato forti dubbi anche in precedenza, dovrebbe, a nostro parere, essere rivisto alla luce delle nuove scoperte." Il FAI ha scritto anchealViceSindaco Scatigna che, dal giugno scorso, assolve alle funzioni di primo cittadino, affi8nchè possa essere rivisto il progetto. Un ordine del giorno, presentato dai consiglieri di minoranza, sarà esaminato nel prossimo consiglio comunale, con la richiesta di realizzazione di un vero e proprio "Parco Archeologico della Valle d’Itria".

 

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A LOCOROTONDO

CONTINUA IL DIBATTITO

DEL COMITATO CIVICO "CITTA’ FUTURA"

 

Nel piccolo centro pugliese di Locorotondo, appollaiato a 410 metri di altitudine, sulle colline della Valle d’Itria, il Comitato civico "Citta’ Futura", nato da qualche mese, continua ad opporsi ad alcune discutibili iniziative che la Giunta Comunale vorrebbe realizzare. Dall’ultimo dibattito moderato da Vincenzo Cervellera sono scaturiti "Tre grandi No". Si è discusso oltre che dei lavori di demolizione di Piazza Moro, anche degli assurdi aumenti della Tassa Rifiuti Solidi Urbani e del progetto del "laghetto", di acqua di fogna della confinante cittadina di Martina Franca. Relatori, per i tre argomenti, Giuseppe Campanella, Antonio Gentile e Michele Lisi. Nel dibattito sono intervenuti, la coordinatrice della CGIL di Martina Franca, Isabella Massafra; i consiglieri comunali, Antonio Salamina, Vittorio De Michele, Vittorino Smaltino e il consigliere regionale Donato Pentassuglia. Il Presidente del Comitato Civico "Città Futura" , Domenico Minno, ha dichiarato, alla fine dell’incontro, che non si fermerà l’azione per dimostrare la inutilità, con sperpero di denaro pubblico, dei lavori di demolizione della storica piazza centrale del paese (Piazza Moro), per raggiungere l’unico obiettivo di raddoppiare l’esistente parcheggio seminterrato. I danni al paese non compensano i 35 posti-auto in più con l’abbattimento della struttura in cemento armato esistente e l’ulteriore, pericoloso scavo per il palazzo comunale e le abitazioni adiacenti. Le proteste del Comitato, dei sindacati e delle organizzazioni di categoria, dei consiglieri comunali di minoranza, nonché gli interventi operati nei confronti delle autorità provinciali e regionali, non hanno portato, infatti, ad alcun ripensamento dell’Amministrazione Comunale, se non quello della eliminazione del finanziatore "privato" nella realizzazione del progetto. Disattesa la volontà popolare e ignorata la petizione, firmata da oltre mille cittadini-elettori.Intanto, dopo varie sollecitazioni del Comitato, inviate al Ministero dei Beni Culturali e alla Regione Puglia, qualcuno ha iniziato a pretendere la massima legalità del progetto di demolizione di Piazza Moro. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della provincia di Bari, infatti, in data 27 ottobre scorso, ha scritto al Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Locorotondo, chiedendo l’acquisizione del progetto per la dovuta e necessaria "autorizzazione". L’art. 10, comma 4 del D. lgs del 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei Beni Culturali), precisa la nota della Soprintendenza, "considera bene culturale le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani, ed in quanto tali, gli stessi sono oggetto di tutela da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali." "Finalmente – sottolineano al Comitato Civico – Città Futura – le istituzioni che devono garantire la tutela del patrimonio cittadino incominciano a muoversi per impedire lo sfascio di Piazza Moro, con tutti i danni conseguenziali. Ribadiamo che il Comitato è favorevole al rifacimento della pavimentazione, la messa in sicurezza dell’esistente seminterrato parcheggio, alla pedonalizzazione e all’abbellimento della grande area centrale urbana, senza rimuovere gli storici alberi di leccio che circondano la piazza." Preoccupazioni del Comitato Civico anche sul progettato abbattimento della struttura esistente e sui previsti scavi di ampliamento del seminterrato. Una lettera di richiesta al Dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale delle relazioni geologiche, per conoscere la metodologia e la strumentazione utilizzata per le indagini, è stata presentata nei giorni scorsi. La nota è stata inviata anche al Presidente della Regione Puglia, al Prefetto, al Procuratore della Repubblica e al Comando della locale Stazione dei Carabinieri. Preoccupano, dicono al Comitato, le affermazioni fatte, in una pubblica assemblea, da un concittadino circa l’esistenza di formazioni carsiche (grotte) sotto l’attuale piazza. L’utilizzo di alcuni sofisticati strumenti di rilevamento (georadar) potrebbe stabilire, con la massima precisione, la esistenza o meno di formazioni carsiche nell’area interessata dai lavori finanziati dalla Comunità Europea. "Nessuno ha interesse a far perdere, al Comune di Locorotondo, i finanziamenti dell’Area Vasta – sottolinea il Presidente del Comitato Civico, Minno – ma ridurre i danni e utilizzare le risorse ottenute con senso di responsabilità, per i tempi che viviamo, è cosa giusta ed onesta."

 

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TASSA DI SOGGIORNO PER ROMA

LE RAGIONI DELLA CONTRARIETA’

 

Si è svolto all’Hotel Majestic l’incontro che per la prima volta ha visto la partecipazione in forma unitaria di tutte le organizzazioni imprenditoriali e le sigle sindacali del settore turistico, finalizzato a informare l’opinione pubblica delle ragioni e motivazioni socio-economiche e occupazionali su cui si basa l’opposizione dell’intero comparto all’introduzione a Roma della Tassa di soggiorno così come concepita. All’incontro, moderato dal giornalista Andrea Pancani, erano presenti i rappresentanti di Confcommercio (Federalberghi Roma, Fiavet Lazio, Faita Federcamping, Associazione Residence Roma e lazio), Confindustria (Sezione Turismo Unione Industriali Roma), Confesercenti (Asshotel, Assoviaggi, Federagit), Sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil). Durante l’incontro sono state illustrate le ragioni della contrarietà all’introduzione della nuova imposizione fiscale:

1) La contrarietà alla tassa di soggiorno e il malcontento del turismo romano nascono, per ragioni di equità sociale, dalla disparità di trattamento nei confronti di altri comparti produttivi verso i quali lo Stato è sempre stato prodigo di incentivi e agevolazioni. Viene ora invece colpito e penalizzato con questa nuova imposizione uno dei pochi settori economici che produce ricchezza che rimane sul territorio (12% del PIL dell’area romana) e che, a differenza di altri, non può né delocalizzare né sottrarsi in qualche modo al peso fiscale.

2) Ancor più appare iniqua e discriminatoria l’applicazione di una Tassa esclusivamente sul territorio del Comune di Roma con una vistosa e irragionevole – e forse anche incostituzionale - distorsione di mercato. E’ facile prevedere non solo una migrazione concorrenziale dei flussi turistici verso territori limitrofi, ma anche le conseguenze di una ridotta competitività a livello nazionale a favore di altre località turistiche fortemente avvantaggiate dalla disparità di trattamento. A ciò si aggiunge che la penalizzazione verrebbe a gravare anche su presenze di carattere non turistico, tenuto conto che circa il 40% delle presenze alberghiere a Roma è costituito da italiani ed è spesso motivato da ragioni di lavoro, studio e persino sanitarie e pertanto può essere considerata una tassa sugli Italiani.

3) A giudicare dai segnali che già pervengono da numerosi mercati strategici, sono prevedibili gravi conseguenze anche sul piano della competitività a livello internazionale. Il riflesso mediatico di una penalizzazione inflitta ai visitatori stranieri rischia di colpire - con effetti che travalicano la stessa sostanza del problema - l’immagine e la promozione di Roma in un momento in cui il turismo della Capitale mostra i primi indizi di una lieve ripresa. Se a ciò si aggiungono i riflessi negativi di altre nuove imposizioni sul versante dei trasporti - tasse aeroportuali e autostradali - si offre alla concorrenza un assist formidabile se consideriamo che il sistema turistico già è aggravato da una tassa sulla circolazione e la sosta dei pullman turistici anche recentemente aumentata.

4) Non meno rilevanti le conseguenze sul piano occupazionale, che allo stato impiega circa 150.000 addetti senza calcolare l’enorme indotto secondario. L’introduzione della tassa avrebbe riflessi negativi anche sui livelli di utilizzo delle risorse umane danneggiando non solo i lavoratori delle strutture ricettive, che comunque vedrebbero messo a repentaglio il proprio posto di lavoro da una possibile diminuzione dei flussi turistici, ma anche quelli impiegati nelle imprese dell’indotto che ruota intorno al fenomeno turistico (ristoranti, bar, commercio, servizi, ecc.). Da qui la consapevole preoccupazione delle OO.SS., come dimostrato dalla condivisione della campagna contro la tassa.

5) Il mondo del turismo romano in queste settimane ha avanzato a livello istituzionale e politico numerose proposte alternative, in grado di garantire alle casse del Comune gettiti equivalenti o forse superiori a quelli che potrebbero derivare dalla Tassa di soggiorno: dal ritorno di parte del gettito IVA al Comune di Roma, all’introduzione di una city tax su tutte le transazioni della filiera turistica, all’aumento dei biglietti dei musei sia comunali che statali. Al di là dei problemi governativi e parlamentari, abbiamo riscontrato una chiusura che ai nostri occhi ha una sola spiegazione: le attività ricettive sono un settore esposto e visibile più di altri e quindi più facile da colpire.

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PROFESSIONI TURISTICHE: NOVITA’ LEGISLATIVE

Antonio Sereno

di

Ad animare l’offerta turistica emergono nuove professioni: accanto alla Guida, all’Accompagnatore e al Direttore d’albergo, troviamo il Travel manager (responsabile del controllo di gestione), il Sales e Revenue manager (capo del ricevimento, responsabile dell’ottimizzazione della ricettività), l’Event manager (valuta l’interconnessione del turismo con le manifestazioni esterne), l’Asset manager, intermediario tra i finanziatori e la gestione alberghiera, il Personal Shopper che guida ed assiste il cliente negli acquisti, i Terapisti e gli assistenti che operano nei centri benessere delle strutture ricettive che iniziano ad offrire al cliente anche l’Assistente telematico per risolvere eventuali problemi del pc. Il quadro è rilevante per importanza economica e per la qualificazione del settore, eppure, paradossalmente, le professioni del turismo, anche quelle più antiche e tradizionalmente collegate al settore, sono oggi prive di normativa con gravi conseguenze di fronte all'Unione europea che ha emanato una direttiva per la regolamentazione delle professioni nel quadro della liberalizzazione del mercato. Infatti il DPR 27 aprile 2004, ha annullato l’Art. 7 della nuova legge quadro sul turismo n. 135, del 2001, e il successivo Accordo Stato/Regioni 13 settembre 2002, nella parte in cui definisce le professioni turistiche e demanda alle Regioni la loro regolamentazione.Secondo il Consiglio di Stato, l’Art. 7 appare incongruo non tenendo conto che le prestazioni dei professionisti non sono rivolte in via esclusiva al turista, ma alla generalità della società. Ciò appare evidente a una lettura più attenta e moderna del fenomeno turismo che non riguarda unicamente lo straniero che viene in vacanza in Italia ma concerne l'intera società nelle sue più intime strutture Il Consiglio ha quindi rivolto al Governo l’invito a creare gli Albi Nazionali onde offrire la necessaria dignità agli operatori e qualificare il mercato. Tale esigenza è stata rappresentata anche dal Parlamento Europeo nella Risoluzione B5-0430, 043 e 0432/2003, ove si legge che le caratteristiche dei servizi professionali richiedono un’adeguata regolamentazione che offra agli utenti finali ogni garanzia di preparazione tecnica ed affidabilità. Le norme regionali sono state censurate più volte; in particolare, la Corte Costituzionale (sentenza 405/05) ha dichiarato illegittima la legge n. 50-2004, della Toscana, sulle professioni intellettuali tra le quali si inseriscono quelle turistiche. E’ stato ritenuto che é riservata allo Stato la normativa sui requisiti di accesso e sulla istituzione degli Albi e la gestione degli Ordini professionali per cui le Regioni potranno disciplinare le attività solo nel quadro dell’organizzazione degli Enti nazionali, quali gli Ordini e i Collegi. Ne consegue che tutte le norme regionali risultano in contrasto con tale principio e sono intrinsecamente nulle, facendo regredire la disciplina alle indicazioni del 1983 e al Testo unico sul Regolamento di pubblica sicurezza del 1929, che ancora registrava i professionisti del turismo tra i mestieri girovaghi. Una ulteriore conferma di questa grave situazione si può leggere nella sentenza della Corte costituzionale n. 271, del 19 ottobre 2009, che ha dichiarato l'illegittimità di alcune norme dell’Emilia-Romagna, del 27 maggio 2008, sulla disciplina delle attività di animazione ed accompagnamento turistico. La Corte ha ripetuto che compete allo Stato l'individuazione dei profili professionali e dei requisiti necessari per il relativo esercizio. Tale principio è valido anche per le professioni turistiche. Invero, ricorda l’organo giudicante, già la sentenza 222, del 2008, ha stabilito che l'attribuzione delle professioni alla competenza dello Stato, prescinde dal settore nel quale l'attività professionale si esplica e corrisponde all'esigenza di una disciplina uniforme sul piano nazionale che sia coerente anche con i principi dell'ordinamento comunitario. La Corte prosegue affermando che compete allo Stato non solo l'individuazione delle figure professionali ma anche la definizione e la disciplina dei requisiti e dei titoli necessari per l'esercizio delle professioni stesse: ""secondo quanto ribadito anche con sentenze 153 del 2006 e 57 del 2007"". Ancora la Corte evidenzia, con riferimento alla sentenza 355 del 2005, che esula dai limiti della competenza legislativa concorrente delle Regioni l'istituzione di nuovi e diversi Albi rispetto a quelli istituiti a livello centrale. E’ la quinta pronuncia che mette in luce l’assenza dello Stato in materia. Del 2004, la potestà legislativa centrale non è stata esercitata e ciò è ancora più grave dal momento che il segmento affronta una crisi che, se è il riflesso della situazione economica mondiale, è anche dovuta alla circostanza che importanti categorie professionali non vedono riconosciuta la propria figura e formazione.Ad esempio, il Direttore d'albergo, non previsto dalle antiche normative degli anni 30 e dalla legge quadro del 1983, nel 2001 è stato abbandonato alle Regioni che non hanno competenza ed hanno comunque formulato una legislazione a macchia di leopardo e, in qualche caso, hanno abrogato le norme dopo qualche anno dalla formulazione. Questa situazione penalizza i professionisti italiani dal momento che per i cittadini comunitari l'applicazione delle normative europee consente di autorizzare l'esercizio dell'attività professionale anche in presenza di una contraria normativa locale. Le norme delle Regioni, infatti, talora impongono arbitrariamente il numero chiuso, quasi sempre delimitano l'ambito di esercizio della professione a una parte del territorio, non prevedono una omogeneità di formazione e non hanno un calendario fisso per l'autorizzazione all'esercizio dell'attività; ciò ostacola la libertà di spostamento e di lavoro dei professionisti a tutto vantaggio dei più garantiti cittadini comunitari o stranieri non appartenenti all'Unione europea. Sembra giunto il momento per il Ministro del turismo di varare una normativa che dia il giusto riconoscimento alle professioni contribuendo a migliorare il quadro dell'offerta turistica italiana.Il problema appare sentito dal momento che il Ministro ha varato uno schema di legge sul turismo montano, secondo quanto appare sul sito uncemtoscana.it, tracciando un quadro particolarmente utile dal momento che la montagna ha conosciuto uno sviluppo esponenziale del turismo per cui appare giusto curare la formazione degli specialisti e regolare la loro attività. Viene aggiornata la vecchia normativa e così, accanto alla guida alpina compaiono nuove figure come il maestro di arrampicata, che opererà solo su roccia, la guida a cavallo, l'accompagnatore di media montagna, la guida speleologica e vulcanologica. Nel turismo montano sono, infatti, emerse numerose professionalità con altissimo contenuto tecnico, per le quali è necessario garantire al massimo la professionalità per tutelare i sempre più numerosi appassionati In quest'ottica di tutela il Ministro sta pensando anche a una sorta di codice di comportamento perché di recente si sono registrate colpevoli leggerezze da parte di persone inesperte che mettono a repentaglio la vita propria e quella del personale addetto ai soccorsi. Si vuole offrire un quadro normativo omogeneo per la formazione professionale delle attività del turismo montano e per la migliore fruizione di quanto possono offrire le attività sportive e turistiche collegate.Occorre estendere lo schema di legge a tutte le figure professionali in modo che il Governo, sulla scorta delle indicazioni fornite dal Consiglio di Stato e dalla Corte costituzionale, dia una disciplina che qualifichi il mercato e garantisca l'utente finale attraverso la formazione del professionista. Si potrebbero inserire nello schema anche parti della proposta di legge 2922, di iniziativa dell'Onorevole Granata, che ha inteso regolare l'attività delle guide turistiche rimandando però, ancora una volta, la regolamentazione all'impulso regionale mentre traccia un eccellente quadro formativo della professione ma non prevede, come sarebbe auspicabile, la istituzione di un albo nazionale.

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