LE
RONDINI DISERTANO ROMA
SARA'
PER SEMPRE, O A MOTIVO
DELLA
GUERRA IN LIBIA ???
Nei
primi giorni di marzo, sollevando lo
sguardo dal caotico traffico romano
verso il cielo, avevo intravisto un
piccolo stuolo di rondini che
sfrecciavvano nell'aria con il loro
inconfondibile sibilo, e
con il becco sempre aperto, pronto a
catturare qualche insettto. Un rito
migratorio che si ripete da sempre e
che annuncia l'arrivo della primavera.
Mi aspettavo che nei giorni seguenti
ne sarebbero arrivate
altre ancora per deporre e covare le
uova negli stessi nidi preparati negli
anni precedenti e sotto gli stessi
tetti che li avevano ospitati l'anno
prima. Ma ecco la
meraviglia e la delusione quando,
dopo un paio di settimane, non solo
non aumentavano di numero, ma
addrittura un pò alla volta
iniziavano a scomparire, almeno nel quartiere di Roma
ove risiedo, il Trionfale. Ho
controllato altre zone di Roma, ma
anche li ho notato l'assenza totale
degli allegri volatili. Mi
tornava improvvisamente alla mente un vecchio motivo
degli anni trenta ..."Partirono
le rondini dal mio paese...".
Si
intitolava "Non ti scordar di
me" ed è stato un pò il
tormentone che mi ha accompagnato da
Aprile e che mi accompagna ancora in
questi giorni vicini ormai alla fine
dell'estate. Mi
sono chiesto e mi chiedo ancora cosa
abbia determinato questo fenomeno.
Sarà stato l'eccessivo inquinamento
che anzichè permettere alle rondini
di catturare gli insetti, fa
ingurgitare le mortali "polveri
sottili"? Sarà qualche specie di
gabbiano killer, come alcuni molto
grossi e con il becco giallo che ho
visto assaltare i nidi degli uccelli
divorando uova e nuovi nati e che li
ho visti anche fiondarsi su un
centinaio di piccioni che stazionano
sul piazzale della metro di via Cipro,
ucciderne alcuni e divorarli in pochi
minuti ? Qualche
amico ha ipotizzato che forse la colpa
è stata di Sarkozy che aveva iniziato
a bombardare la Libia proprio mentre
le rondini iniziavano la loro
migrazione. Spaventate, avrebbero
rinunciato ad attraversare il
Mediterraneo. Altri hanno accusato
Gheddafi il quale ne avrebbe impedito
"l'esportazione", come
ricatto all'embargo. E sembra che
anche questo farà parte dei capi
d'accusa al tribunale internazionale
dell'Aia: un crimine contro la
libera circolazione dei volatili
(sic). Se quest'ultima ipotesi fosse
acclarata, allora vuol dire che per la
prossima primavera ci vorrà
l'intervento della NATO per permettere
alle rondini di raggiungere l'Italia,
sempre che i volatili rinunciano ai
loro naturali timonieri della loro
stessa specie, ma che li sostituiscano
con Sarkozy, Cameron, La Russa e
Frattini.
Antonio
Conte
Riproduzione
Libera citando Teleturismo
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CASO
LIBIA, LA NATO HA DECRETATO:
TRIPOLI
DELENDA EST.....
Intanto,
mentre tanti civili e soprattutto
bambini, vengono
uccisi dalle bombe e gli appelli
persino dell'Arcivescovo di Tripoli
cadono nel vuoto, come "vox
clamantis in deserto" nessun
colpevole
viene deferito al cosidetto Tribunale
dell'Aia, cosi com'è stato per le
decine di migliaia di morti in Irak,
civili
e militari, gli stupri commessi dagli
occupanti alle donne irakene e i furti
e saccheggi del Museo più importante
del mondo.
E
COSI....
L'ATTUALITA'
CI PORTA A RIFLETTERE CON IL SANTO
MONACO
UMANISTA,
FILOSOFO E TEOLOGO ERASMO DA ROTTERDAM
CHE
GIA' CINQUE SECOLI FA SCRIVEVA NE
"IL LAMENTO DELLA PACE"
"Scalpiti
per la guerra?
Devi
innanzi tutto considerare la natura
sia della pace, sia della guerra;
devi
tenere a mente i beni che porta l'una
e i mali che reca l'altra.
Solo
a quel punto sarai capace di vagliare
se convenga o meno
cambiare
la pace con la guerra"...
*
* *
"Nessuna
pace è tanto iniqua da non essere
più preferibile
alla
più equa delle guerre"
***
MA TANT'E' I PRINCIPI (TRADUCI
I DEMAGOGHI DELLA
POLITICA
DI OGGI, DI DESTRA, DI SINISTRA, O DI
CENTRO),
SEMBRANO
NON ACCORGERSI, SE NON QUANDO LA
FRITTATA E'
ORMAI
FATTA, COME LO E' STATO IN VIETNAM, NEI
BALCANI, IN IRAK, IN
AFGANISTAN
ET
ALIA CONSIMILIA.
SI
AGGIUNGA POI UN'ALTRA CONSIDERAZIONE
E
CIOE':
SE
L'UCCISIONE DEI CIVILI DIPENDE DA
CHI COMANDA
IN
QUEL PAESE..."SI CALPESTANO I
DIRITTI UMANI".
MA
SE AD AMMAZZARNE MOLTI DI PIU'
SONO I
BOMBARDAMENTI
AL NAPAL DA PARTE DI ALTRI
PAESI
ALLORA QUELLI SONO GIUSTIFICATI
PERCHE'
GIA'
PREVENTIVATI DAL SURPLUS DI
EXPORT
DI
DEMOCRAZIA (SIC)
(Dedicato
al novello Napoleone, Sarkozy
e
al redivivo Churchill, Cameron)
N.B.
- A scanso di equivoche
interpretazioni, chiariamo che noi siamo
per la Pace, quella vera, quella che
viene evocata nel Vangelo,
predicata e praticata da San
Francesco, non quella dei cosidetti
pacifisti che sfilano per le piazze a
seconda del vento che spira e li
ispira. E neppure come tanti che in
Italia si professano cristiani e
cattolici, solo perchè un giorno i
loro genitori li hanno fatti
battezzare e che strumentalizzano la
Sacra Croce, imbrattandola con
altri princìpi e ideologie che non
hanno nulla a che fare con il Credo di
cui dicono di farsi portatori, se non
per interessi personali, o carriera
politica.
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SALVIAMO L’ARCHEOLOGIA
DELLA VALLE DEI TRULLI
Proposta la
creazione di un Parco Archeologico
LOCOROTONDO
– La nuova extraurbana, la
cosiddetta
"circonvallazione", in fase
di realizzazione e che dovrebbe
consentire almeno la eliminazione del
traffico pesante dal centro urbano, è
bloccata nel tratto finale, in quanto
attraversa la zona archeologica più
importante della Valle Trulli, in
contrada Grofoleo. "Si tratta
– come dichiara l’archeologa Daria
Palmisano, – di una zona di
rilevante importanza storica in quanto
comprende un arco temporale che va dal
neolitico (7000 a.C. ca.) al periodo
ellenistico (III sec. a.C. ca.).
"E’ questa la motivazione per
la quale si chiede, da parte delle
associazioni culturali e di molti
cittadini, di studiare subito una
soluzione stradale alternativa per
evitare la distruzione dei
ritrovamenti che in questi ultimi mesi
sono stati portati alla luce proprio
nel tratto scelto per completare i
lavori. Si contesta, infatti, all’Amministrazione
Comunale di aver approvato e avviato,
con evidente superficialità,
ignorando la storia locale, un
"progetto" che già in sede
di consiglio comunale aveva ricevuto
una pesante contestazione da parte dei
consiglieri di minoranza, fra i quali,
Vittorio De Michele, medico con la
passione dell’archeologia e a cui si
deve gran parte del lavoro di ricerca
e raccolta dei reperti provenienti,
appunto, dalla località "Grofoleo".
Aver ignorato, in sede tecnica e
amministrativa, la presenza della
notissima storica zona, è – a
parere degli studiosi – grave e
imperdonabile. La polemica sul
tracciato finale della
"circonvallazione" si è
fatta aspra e la possibilità di
ricorrere al TAR se l’Amministrazione
Comunale dovesse insistere nel
"violentare", anzi
distruggere l’area archeologica
scoperta, è reale. E’ stata
sottolineata, l’altra sera, nella
sala "Don Lino Palmisano" di
Villa Mitolo nel corso del dibattito
organizzato dalle giornaliste
Alessandra Neglia ed Ermelinda Prete,
in collaborazione con The New Deal
Magazine e il Comitato "NO
all’attuale progetto di
circonvallazione a Locorotondo",
sul tema "Circonvallazione - Lo
stato dei lavori". Si è
dibattuto della possibilità di
prendere in considerazione una
variante per l’ultimo tratto del
tracciato est, così da salvare la
mulattiera e la predetta area dove, ad
oggi, sono emerse oltre trenta
sepolture, molte in ottimo stato di
conservazione e correlate di corredo
funebre, databili VI-V sec. a.C., più
elementi di strutture abitative
(capanne e resti di un muro) che
lasciano ipotizzare l’esistenza di
un nucleo insediativo. Scarse ed
insignificanti le rassicurazioni
fornite in merito da parte dell’Assessore
ai Lavori Pubblici Nicola Blonda,
presente all’incontro insieme al
progettista della strada l’ing.
Pagliara. erma è, quindi, la
posizione dell’Amministrazione
Comunale, decisa ad andare avanti
nonostante le proposte avanzate
- tecniche ed economiche – in
modo da ultimare i lavori, senza danni
al patrimonio storico-ambientale di
Locorotondo. Si è parlato, nel
dibattito, anche delle difformità e
delle problematiche emerse lungo il
tracciato, segnalate sia dalla locale Fabbrica
di Nichi e dal Comitato "NO
all’attuale progetto di
circonvallazione a Locorotondo",
sia dallo stesso Ing. Pagliata (sic!),
il quale ha scritto all’Ufficio
Tecnico Comunale e ai responsabili
della direzione lavori, anche per
alcune variazioni al progetto in fase
di realizzazione dell’opera,
modifiche non autorizzate dallo
stesso. Intanto la Responsabile dell’Ufficio
Ambiente e Paesaggio, arch. Costanza
Pratesi, del Fondo Ambiente Italiano (F.A.I)
con nota datata 20 gennaio 2011, ha
chiesto alla Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Puglia, ponendo il
problema all’attenzione delle
dott.sse Angela Cianco e Teresa Elena
Cinquantaquattro, un ripensamento sul
tracciato della strada, in quanto
"La rilevanza del sito,
ritrovato grazie ai lavori di scavo,
è un tesoro riemerso che meriterebbe
un’azione di tutela e di
valorizzazione che ne consenta la
pubblica fruizione. L’idea che
questa preziosa testimonianza –
continua la lettera – venga
sepolta dall’asfalto, ci porta a
chiedere di prendere in considerazione
la possibilità di esprimersi
negativamente in merito. Anche l’ipotesi
di prevedere, quale prescrizione per l’ottenimento
del parere positivo, la realizzazione
di una strada sopraelevata ci sembra
una soluzione riduttiva e penalizzante
per il sito. Il tracciato della
strada, che ha provocato forti dubbi
anche in precedenza, dovrebbe, a
nostro parere, essere rivisto alla
luce delle nuove scoperte."
Il FAI ha scritto anchealViceSindaco
Scatigna
che, dal giugno scorso, assolve alle
funzioni di primo cittadino,
affi8nchè possa essere rivisto il
progetto. Un ordine del giorno,
presentato dai consiglieri di
minoranza, sarà esaminato nel
prossimo consiglio comunale, con la
richiesta di realizzazione di un vero
e proprio "Parco Archeologico
della Valle d’Itria".
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A LOCOROTONDO
CONTINUA IL
DIBATTITO
DEL COMITATO CIVICO
"CITTA’ FUTURA"
Nel piccolo centro
pugliese di Locorotondo, appollaiato a
410 metri di altitudine, sulle colline
della Valle d’Itria, il Comitato
civico "Citta’ Futura",
nato da qualche mese, continua ad
opporsi ad alcune discutibili
iniziative che la Giunta Comunale
vorrebbe realizzare.
Dall’ultimo
dibattito moderato da Vincenzo
Cervellera sono scaturiti "Tre
grandi No". Si è discusso
oltre che dei lavori di demolizione di
Piazza Moro, anche degli assurdi
aumenti della Tassa Rifiuti Solidi
Urbani e del progetto del
"laghetto", di acqua di
fogna della confinante cittadina di
Martina Franca. Relatori,
per i tre argomenti, Giuseppe
Campanella, Antonio Gentile e Michele
Lisi. Nel dibattito sono intervenuti,
la coordinatrice della CGIL di Martina
Franca, Isabella Massafra; i
consiglieri comunali, Antonio Salamina,
Vittorio De Michele, Vittorino
Smaltino e il consigliere regionale
Donato Pentassuglia. Il Presidente del
Comitato Civico "Città
Futura" , Domenico Minno, ha
dichiarato, alla fine dell’incontro,
che non si fermerà l’azione per
dimostrare la inutilità, con sperpero
di denaro pubblico, dei lavori di
demolizione della storica piazza
centrale del paese (Piazza Moro), per
raggiungere l’unico obiettivo di
raddoppiare l’esistente parcheggio
seminterrato. I danni al paese non
compensano i 35 posti-auto in più con
l’abbattimento della struttura in
cemento armato esistente e l’ulteriore,
pericoloso scavo per il palazzo
comunale e le abitazioni adiacenti.
Le
proteste del Comitato, dei sindacati e
delle organizzazioni di categoria, dei
consiglieri comunali di minoranza,
nonché gli interventi operati nei
confronti delle autorità provinciali
e regionali, non hanno portato,
infatti, ad alcun ripensamento dell’Amministrazione
Comunale, se non quello della
eliminazione del finanziatore
"privato" nella
realizzazione del progetto. Disattesa
la volontà popolare e ignorata la
petizione, firmata da oltre mille
cittadini-elettori.Intanto, dopo varie
sollecitazioni del Comitato, inviate
al Ministero dei Beni Culturali e alla
Regione Puglia, qualcuno ha iniziato a
pretendere la massima legalità del
progetto di demolizione di Piazza
Moro. La Soprintendenza per i Beni
Architettonici e Paesaggistici della
provincia di Bari, infatti, in data 27
ottobre scorso, ha scritto al
Dirigente dell’Ufficio Tecnico del
Comune di Locorotondo, chiedendo l’acquisizione
del progetto per la dovuta e
necessaria "autorizzazione".
L’art. 10, comma 4 del D. lgs del 22
gennaio 2004 n. 42 (Codice dei Beni
Culturali), precisa la nota della
Soprintendenza, "considera
bene culturale le pubbliche piazze,
vie, strade e altri spazi aperti
urbani, ed in quanto tali, gli stessi
sono oggetto di tutela da parte del
Ministero per i Beni e le Attività
Culturali." "Finalmente
– sottolineano al Comitato
Civico – Città Futura – le
istituzioni che devono garantire la
tutela del patrimonio cittadino
incominciano a muoversi per impedire
lo sfascio di Piazza Moro, con tutti i
danni conseguenziali. Ribadiamo che il
Comitato è favorevole al rifacimento
della pavimentazione, la messa in
sicurezza dell’esistente
seminterrato parcheggio, alla
pedonalizzazione e all’abbellimento
della grande area centrale urbana,
senza rimuovere gli storici alberi di
leccio che circondano la piazza."
Preoccupazioni
del Comitato Civico anche sul
progettato abbattimento della
struttura esistente e sui previsti
scavi di ampliamento del seminterrato.
Una lettera di richiesta al Dirigente
dell’Ufficio Tecnico Comunale delle
relazioni geologiche, per conoscere la
metodologia e la strumentazione
utilizzata per le indagini, è stata
presentata nei giorni scorsi. La nota
è stata inviata anche al Presidente
della Regione Puglia, al Prefetto, al
Procuratore della Repubblica e al
Comando della locale Stazione dei
Carabinieri. Preoccupano, dicono al
Comitato, le affermazioni fatte, in
una pubblica assemblea, da un
concittadino circa l’esistenza di
formazioni carsiche (grotte) sotto l’attuale
piazza. L’utilizzo di alcuni
sofisticati strumenti di rilevamento (georadar)
potrebbe stabilire, con la massima
precisione, la esistenza o meno di
formazioni carsiche nell’area
interessata dai lavori finanziati
dalla Comunità Europea. "Nessuno
ha interesse a far perdere, al Comune
di Locorotondo, i finanziamenti dell’Area
Vasta – sottolinea il Presidente
del Comitato Civico, Minno – ma
ridurre i danni e utilizzare le
risorse ottenute con senso di
responsabilità, per i tempi che
viviamo, è cosa giusta ed onesta."
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TASSA DI SOGGIORNO
PER ROMA
LE RAGIONI DELLA
CONTRARIETA’
Si è svolto all’Hotel
Majestic l’incontro che per la prima
volta ha visto la partecipazione in
forma unitaria di tutte le
organizzazioni imprenditoriali e le
sigle sindacali del settore turistico,
finalizzato a informare l’opinione
pubblica delle ragioni e motivazioni
socio-economiche e occupazionali su
cui si basa l’opposizione dell’intero
comparto all’introduzione a Roma
della Tassa di soggiorno così come
concepita. All’incontro, moderato
dal giornalista Andrea Pancani, erano
presenti i rappresentanti di
Confcommercio (Federalberghi Roma,
Fiavet Lazio, Faita Federcamping,
Associazione Residence Roma e lazio),
Confindustria (Sezione Turismo Unione
Industriali Roma), Confesercenti (Asshotel,
Assoviaggi, Federagit), Sindacati (Filcams
Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil).
Durante
l’incontro sono state illustrate le
ragioni della contrarietà all’introduzione
della nuova imposizione fiscale:
1) La contrarietà
alla tassa di soggiorno e il
malcontento del turismo romano
nascono, per ragioni di equità
sociale, dalla disparità di
trattamento nei confronti di altri
comparti produttivi verso i quali lo
Stato è sempre stato prodigo di
incentivi e agevolazioni. Viene ora
invece colpito e penalizzato con
questa nuova imposizione uno dei pochi
settori economici che produce
ricchezza che rimane sul territorio
(12% del PIL dell’area romana) e
che, a differenza di altri, non può
né delocalizzare né sottrarsi in
qualche modo al peso fiscale.
2) Ancor più
appare iniqua e discriminatoria l’applicazione
di una Tassa esclusivamente sul
territorio del Comune di Roma con una
vistosa e irragionevole – e forse
anche incostituzionale - distorsione
di mercato. E’ facile prevedere non
solo una migrazione concorrenziale dei
flussi turistici verso territori
limitrofi, ma anche le conseguenze di
una ridotta competitività a livello
nazionale a favore di altre località
turistiche fortemente avvantaggiate
dalla disparità di trattamento. A
ciò si aggiunge che la penalizzazione
verrebbe a gravare anche su presenze
di carattere non turistico, tenuto
conto che circa il 40% delle presenze
alberghiere a Roma è costituito da
italiani ed è spesso motivato da
ragioni di lavoro, studio e persino
sanitarie e pertanto può essere
considerata una tassa sugli Italiani.
3) A giudicare dai
segnali che già pervengono da
numerosi mercati strategici, sono
prevedibili gravi conseguenze anche
sul piano della competitività a
livello internazionale. Il riflesso
mediatico di una penalizzazione
inflitta ai visitatori stranieri
rischia di colpire - con effetti che
travalicano la stessa sostanza del
problema - l’immagine e la
promozione di Roma in un momento in
cui il turismo della Capitale mostra i
primi indizi di una lieve ripresa.
Se
a ciò si aggiungono i riflessi
negativi di altre nuove imposizioni
sul versante dei trasporti - tasse
aeroportuali e autostradali - si offre
alla concorrenza un assist formidabile
se consideriamo che il sistema
turistico già è aggravato da una
tassa sulla circolazione e la sosta
dei pullman turistici anche
recentemente aumentata.
4) Non meno
rilevanti le conseguenze sul piano
occupazionale, che allo stato impiega
circa 150.000 addetti senza calcolare
l’enorme indotto secondario. L’introduzione
della tassa avrebbe riflessi negativi
anche sui livelli di utilizzo delle
risorse umane danneggiando non solo i
lavoratori delle strutture ricettive,
che comunque vedrebbero messo a
repentaglio il proprio posto di lavoro
da una possibile diminuzione dei
flussi turistici, ma anche quelli
impiegati nelle imprese dell’indotto
che ruota intorno al fenomeno
turistico (ristoranti, bar, commercio,
servizi, ecc.). Da qui la consapevole
preoccupazione delle OO.SS., come
dimostrato dalla condivisione della
campagna contro la tassa.
5) Il mondo del
turismo romano in queste settimane ha
avanzato a livello istituzionale e
politico numerose proposte
alternative, in grado di garantire
alle casse del Comune gettiti
equivalenti o forse superiori a quelli
che potrebbero derivare dalla Tassa di
soggiorno: dal ritorno di parte del
gettito IVA al Comune di Roma, all’introduzione
di una city tax su tutte le
transazioni della filiera turistica,
all’aumento dei biglietti dei musei
sia comunali che statali.
Al
di là dei problemi governativi e
parlamentari, abbiamo riscontrato una
chiusura che ai nostri occhi ha una
sola spiegazione: le attività
ricettive sono un settore esposto e
visibile più di altri e quindi più
facile da colpire.
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PROFESSIONI
TURISTICHE: NOVITA’ LEGISLATIVE
Antonio
Sereno
di
Ad
animare l’offerta turistica emergono
nuove professioni: accanto alla Guida,
all’Accompagnatore e al Direttore d’albergo,
troviamo il Travel manager
(responsabile del controllo di
gestione), il Sales e Revenue manager
(capo del ricevimento, responsabile
dell’ottimizzazione della
ricettività), l’Event manager
(valuta l’interconnessione del
turismo con le manifestazioni
esterne), l’Asset manager,
intermediario tra i finanziatori e la
gestione alberghiera, il Personal
Shopper che guida ed assiste il
cliente negli acquisti, i Terapisti e
gli assistenti che operano nei centri
benessere delle strutture ricettive
che iniziano ad offrire al cliente
anche l’Assistente telematico per
risolvere eventuali problemi del pc.
Il quadro è rilevante per importanza
economica e per la qualificazione del
settore, eppure, paradossalmente, le
professioni del turismo, anche quelle
più antiche e tradizionalmente
collegate al settore, sono oggi prive
di normativa con gravi conseguenze di
fronte all'Unione europea che ha
emanato una direttiva per la
regolamentazione delle professioni nel
quadro della liberalizzazione del
mercato. Infatti il DPR 27 aprile
2004, ha annullato l’Art. 7 della
nuova legge quadro sul turismo n. 135,
del 2001, e il successivo Accordo
Stato/Regioni 13 settembre 2002, nella
parte in cui definisce le professioni
turistiche e demanda alle Regioni la
loro regolamentazione.Secondo il
Consiglio di Stato, l’Art. 7 appare
incongruo non tenendo conto che le
prestazioni dei professionisti non
sono rivolte in via esclusiva al
turista, ma alla generalità della
società. Ciò appare evidente a una
lettura più attenta e moderna del
fenomeno turismo che non riguarda
unicamente lo straniero che viene in
vacanza in Italia ma concerne l'intera
società nelle sue più intime
strutture Il Consiglio ha quindi
rivolto al Governo l’invito a creare
gli Albi Nazionali onde offrire la
necessaria dignità agli operatori e
qualificare il mercato. Tale esigenza
è stata rappresentata anche dal
Parlamento Europeo nella Risoluzione
B5-0430, 043 e 0432/2003, ove si legge
che le caratteristiche dei servizi
professionali richiedono un’adeguata
regolamentazione che offra agli utenti
finali ogni garanzia di preparazione
tecnica ed affidabilità. Le norme
regionali sono state censurate più
volte; in particolare, la Corte
Costituzionale (sentenza 405/05) ha
dichiarato illegittima la legge n.
50-2004, della Toscana, sulle
professioni intellettuali tra le quali
si inseriscono quelle turistiche. E’
stato ritenuto che é riservata allo
Stato la normativa sui requisiti di
accesso e sulla istituzione degli Albi
e la gestione degli Ordini
professionali per cui le Regioni
potranno disciplinare le attività
solo nel quadro dell’organizzazione
degli Enti nazionali, quali gli Ordini
e i Collegi. Ne consegue che tutte le
norme regionali risultano in contrasto
con tale principio e sono
intrinsecamente nulle, facendo
regredire la disciplina alle
indicazioni del 1983 e al Testo unico
sul Regolamento di pubblica sicurezza
del 1929, che ancora registrava i
professionisti del turismo tra i
mestieri girovaghi. Una ulteriore
conferma di questa grave situazione si
può leggere nella sentenza della
Corte costituzionale n. 271, del 19
ottobre 2009, che ha dichiarato
l'illegittimità di alcune norme dell’Emilia-Romagna,
del 27 maggio 2008, sulla disciplina
delle attività di animazione ed
accompagnamento turistico. La Corte ha
ripetuto che compete allo Stato
l'individuazione dei profili
professionali e dei requisiti
necessari per il relativo esercizio.
Tale principio è valido anche per le
professioni turistiche. Invero,
ricorda l’organo giudicante, già la
sentenza 222, del 2008, ha stabilito
che l'attribuzione delle professioni
alla competenza dello Stato, prescinde
dal settore nel quale l'attività
professionale si esplica e corrisponde
all'esigenza di una disciplina
uniforme sul piano nazionale che sia
coerente anche con i principi
dell'ordinamento comunitario. La Corte
prosegue affermando che compete allo
Stato non solo l'individuazione delle
figure professionali ma anche la
definizione e la disciplina dei
requisiti e dei titoli necessari per
l'esercizio delle professioni stesse:
""secondo quanto ribadito
anche con sentenze 153 del 2006 e 57
del 2007"". Ancora la Corte
evidenzia, con riferimento alla
sentenza 355 del 2005, che esula dai
limiti della competenza legislativa
concorrente delle Regioni
l'istituzione di nuovi e diversi Albi
rispetto a quelli istituiti a livello
centrale. E’ la quinta pronuncia che
mette in luce l’assenza dello Stato
in materia. Del 2004, la potestà
legislativa centrale non è stata
esercitata e ciò è ancora più grave
dal momento che il segmento affronta
una crisi che, se è il riflesso della
situazione economica mondiale, è
anche dovuta alla circostanza che
importanti categorie professionali non
vedono riconosciuta la propria figura
e formazione.Ad esempio, il Direttore
d'albergo, non previsto dalle antiche
normative degli anni 30 e dalla legge
quadro del 1983, nel 2001 è stato
abbandonato alle Regioni che non hanno
competenza ed hanno comunque formulato
una legislazione a macchia di leopardo
e, in qualche caso, hanno abrogato le
norme dopo qualche anno dalla
formulazione. Questa situazione
penalizza i professionisti italiani
dal momento che per i cittadini
comunitari l'applicazione delle
normative europee consente di
autorizzare l'esercizio dell'attività
professionale anche in presenza di una
contraria normativa locale. Le norme
delle Regioni, infatti, talora
impongono arbitrariamente il numero
chiuso, quasi sempre delimitano
l'ambito di esercizio della
professione a una parte del
territorio, non prevedono una
omogeneità di formazione e non hanno
un calendario fisso per
l'autorizzazione all'esercizio
dell'attività; ciò ostacola la
libertà di spostamento e di lavoro
dei professionisti a tutto vantaggio
dei più garantiti cittadini
comunitari o stranieri non
appartenenti all'Unione europea.
Sembra giunto il momento per il
Ministro del turismo di varare una
normativa che dia il giusto
riconoscimento alle professioni
contribuendo a migliorare il quadro
dell'offerta turistica italiana.Il
problema appare sentito dal momento
che il Ministro ha varato uno schema
di legge sul turismo montano, secondo
quanto appare sul sito uncemtoscana.it,
tracciando un quadro particolarmente
utile dal momento che la montagna ha
conosciuto uno sviluppo esponenziale
del turismo per cui appare giusto
curare la formazione degli specialisti
e regolare la loro attività. Viene
aggiornata la vecchia normativa e
così, accanto alla guida alpina
compaiono nuove figure come il maestro
di arrampicata, che opererà solo su
roccia, la guida a cavallo,
l'accompagnatore di media montagna, la
guida speleologica e vulcanologica.
Nel turismo montano sono, infatti,
emerse numerose professionalità con
altissimo contenuto tecnico, per le
quali è necessario garantire al
massimo la professionalità per
tutelare i sempre più numerosi
appassionati In quest'ottica di tutela
il Ministro sta pensando anche a una
sorta di codice di comportamento
perché di recente si sono registrate
colpevoli leggerezze da parte di
persone inesperte che mettono a
repentaglio la vita propria e quella
del personale addetto ai soccorsi. Si
vuole offrire un quadro normativo
omogeneo per la formazione
professionale delle attività del
turismo montano e per la migliore
fruizione di quanto possono offrire le
attività sportive e turistiche
collegate.Occorre estendere lo schema
di legge a tutte le figure
professionali in modo che il Governo,
sulla scorta delle indicazioni fornite
dal Consiglio di Stato e dalla Corte
costituzionale, dia una disciplina che
qualifichi il mercato e garantisca
l'utente finale attraverso la
formazione del professionista. Si
potrebbero inserire nello schema anche
parti della proposta di legge 2922, di
iniziativa dell'Onorevole Granata, che
ha inteso regolare l'attività delle
guide turistiche rimandando però,
ancora una volta, la regolamentazione
all'impulso regionale mentre traccia
un eccellente quadro formativo della
professione ma non prevede, come
sarebbe auspicabile, la istituzione di
un albo nazionale.
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