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"1556": IL RISTORANTE DEL DEMIDOFF COUNTRY RESORT

Nel Mugello, sulle colline di Firenze, lo Chef Riccardo Serni porta nella cucina tradizionale locale una ventata di freschezza

1556 è il civico accanto all’entrata del Demidoff Country Resort, splendida struttura nei dintorni di Firenze riaperta ad aprile dopo un restyling che ha interessato anche il nome, ispirato al vicino parco di Villa Demidoff, il più importante esempio di giardino in stile inglese dove, fra alberi secolari e percorsi naturali incantevoli, spiccano pregevoli opere architettoniche del Buontalenti, dell’Ammannati e del Giambologna.

E 1556 è il nome del ristorante gastronomico del Resort, che grazie alla guida dello chef Riccardo Serni, propone una Grande Carte particolarmente interessante che porta nella cucina tradizionale locale una ventata di freschezza. Fantasia e filologia si fondono nelle proposte pensate da Serni, classe 1969, chef dal curriculum solido tutto maturato in quello splendido tratto di costa fra Livorno e Pisa, con al suo attivo collaborazioni importanti, fra cui quella con Luciano Zazzeri, il patron de La Pineta che proprio quest’anno ha rappresentato la Toscana al Metropolitan Museum, e Michele Martinelli, executive chef dei Reali di Giordania. E che ha completato la sua formazione frequentando stages mirati, come quello di pasticceria e cioccolato da Valrhona e l’altro sul molecolare, con Albert Adrià. Riccardo Serni è assistito in sala dal maître Mario Viglietti, già attivo da anni nel mondo alberghiero. Fantasia e filologia, dicevamo, che danno vita a piatti concreti, con pochi voli pindarici e con dietro tanta esperienza, tanto rispetto per gli ingredienti e giocosità quanto basta per incuriosire il cliente facendolo contemporaneamente sentire a proprio agio nella scelta. In continuo equilibrio fra terra e mare, fra Toscana ed Emilia, fra storia e futuro, ecco che negli antipasti spicca per originalità la pappa al pomodoro nel totano, che viene servito insieme ad una zuppetta di scampi e carciofini, mentre riconduce alla pace della cucina di casa la porchetta di coniglio con i fagiolini in umido. Tra i primi, le tagliatelle di sfoglia Emiliana fanno incontrare il coniglio candito in olio con le cozze e pecorino, ma per una scelta meno "destabilizzante" si può optare per i Ravioli alla Mugellana, antico piatto dell’Appennino che qui viene declinato con un ragù d’arrosto alle verdure "come una volta". Interessante l’operazione con un piatto storico rinascimentale, la Carabaccia così amata da Caterina de’ Medici tanto che la portò alla corte del re di Francia, dove la ricetta venne adottata diventando la famosa Soupe aux oignons. E che al 1556 viene riproposta in un match interessante, dove la presenza dell’uovo strizza l’occhio anche alla storica Zuppa pavese. Da provare. Fra i secondi, Sua Maestà la bistecca alla fiorentina non può non tentare gli amanti della carne, ma forse vale la pena resistere per provare il Baccalà alla Livornese - Ispirazione Giapponese o, per i palati fini ma arditi, la versione inusuale della tipica accoppiata fiorentina Trippa e Zampa, con cottura a bassa temperatura e parmigiano e pane croccante. E il Totano farcito con pappa al pomodoro, Zuppetta di scampi e carciofini, le Tagliatelle di sfoglia all’Emiliana cozze, Coniglio candito in olio e pecorino, gli Gnudi di ricotta e spinaci, Straccetti di lesso e fonduta di taleggio, il Baccalà alla Livornese Ispirazione Giapponese e il Tiramisù versione spuma espresso 2011 sono i piatti che compongono il menu "Degustando", un percorso degustazione a 45 Euro che mette in pieno risalto le peculiarità della cucina del 1556. Capitolo a parte, infine, è quello sulla Carta dei Dessert molto particolare e ben curata dove si sottolinea la presenza della frutta, che in versione cartoccio viene aromatizzata al timo e servita con una salsa calda di fragole. Per i più golosi, da provare il newyorkesissimo Cheesecake e il flan di cioccolato con cioccolato di Amedei, maestro cioccolatiere della Chocolate Valley toscana. Gradita ai gourmet è sicuramente la possibilità che viene offerta per i dessert di abbinarvi un vino ad-hoc. Per finire la serata veramente in dolcezza.

Il Demidoff Country Resort Il Demidoff Country Resort è una moderna struttura nata nel 1990, che gode di una posizione incantevole con vista sulle colline di Fiesole e Firenze ed è circondato da un parco privato di 16 ettari. Le camere sono vaste, arredate in stile contemporaneo e dotate della più moderna tecnologia. Ampi saloni interni, ristorante con vista panoramica sulle colline circostanti dalle grandi vetrate. Chi soggiorna al Demidoff Country Resort per motivi di lavoro o per svago può inoltre usufruire di una grande piscina interna riscaldata con angolo relax e tisaneria e di una palestra con attrezzi e macchine Technogym. All’aria aperta si può scegliere tra percorsi naturalistici per tutti i livelli per praticare fit-walking, trekking, mountain bike, nordic walking, oppure allenarsi con la canoa, o fare un giro in barca a vela o in windsurf e persino pescare (pesca sportiva) sul Lago di Bilancino nei pressi dell’abitato di Barberino del Mugello o ancora visitare il Parco mediceo di Pratolino noto anche come Villa Demidoff (solo in alcuni periodi dell’anno). Gli amanti del golf inoltre trovano 18 buche, par 72, al Golf Club Poggio dei Medici ad una ventina di Km, a ca. 22 Km l’Autodromo del Mugello è dedicato agli amanti della velocità – sia moto che auto ed anche la piacevolezza di fare shopping può essere incentivata grazie alle offerte speciali di oltre 100 negozi delle grandi firme di abbigliamento, calzature, sport e accessori del Barberino Designer Outlet (25 km), oltre che naturalmente alle boutiques di Firenze (12 Km). Fiesole, città di origine etrusca dista solo 7 Km ed oltre ai resti delle mura etrusche e di un teatro romano del I secolo a.C. è occasione di svago nei mesi estivi grazie ad una serie di eventi.

 

 

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LA REPUBBLICA CECA AL SAPOR D’UVA

Pesanti grappoli ora già nei tini ora in attesa sui tralci e ancora avidi di sole, geometrie di filari interrotte solo da suggestivi sentieri, villaggi vinicoli che nascondono cantine "segrete", coloratissime feste popolari per la vendemmia o per il nettare nuovo, una carta dei vini sempre più riconosciuta e richiesta sul mercato internazionale, golosi piatti di stagione e a tema… Protagonista dell’autunno in Repubblica Ceca è l’uva, che però anche in inverno riserva raffinate sorprese, come il pregiatissimo e raro Ice Wine, il vino del ghiaccio.

LA RISCOSSA DELL’UVA SUL LUPPOLO. E’ storia tutto sommato recente: all’ombra della bevanda nazionale -la birra- anche il vino, prodotto fin da tempi antichissimi, si è fatto strada in Repubblica Ceca, si è raffinato e ha conquistato un suo mercato anche al di là dei confini nazionali, ridisegnando oltre all’economia, anche il paesaggio. Da sempre presenti sulle colline del Paese, in particolare della Moravia, i vigneti oggi vestono buona parte della campagna ceca come un manto dalla trama fitta e ordinata, prodigo di frutti. Grappoli succosi che regaleranno bianchi fruttati e rossi corposi. E’ proprio ora il momento di coglierli: molti sono già nei tini, altri attendono il proprio turno ancora sui tralci e ne approfittano per rubare ancora qualche raggio al sole dorato di settembre. La vendemmia è anche qui una grande festa, celebrata di villaggio in villaggio.BORGHI IN FESTA PER LA VENDEMMIA. Dopo quelle storiche Mikulov e Znojmo, che hanno aperto il calendario delle feste popolari d’autunno, è ora di andare a scoprire le vendemmie di altri borghi vinicoli di Boemia e Moravia. La prima in calendario è quella di Melnik, in Boemia centrale, celebrata dal 16 al 18 settembre con una grande festa municipale il cui programma prevede, tra gli altri, mercatini d’artigianato tipico, duelli di scherma, musica, danze antiche, esibizioni di artisti di strada, la ricostruzione di un accampamento militare, spettacoli pirotecnici e, sabato sera, l’attesissimo corteo di Carlo IV. Il sovrano arriverà in paese con la sua corte al seguito, supervisionerà la raccolta dell’uva e assaggerà per primo il nuovo nettare di Bacco. Vero protagonista resta infatti il vino locale, cui la prima festa fu dedicata nel lontano 1878, in occasione dei 500 anni dalla scomparsa di Carlo IV. Per ulteriori dettagli: http://www.melnik.cz/kultura-skolstvi-pamatky/melnicke-vinobrani/melnicke-vinobrani.html. Subito dopo tocca a Litomerice, nel Massiccio centrale ceco, dove il 23 e 24 settembre a contorno della vendemmia vanno in scena spettacoli per bambini, performance di artisti di strada, concerti jazz… Il paese per l’occasione risprofonderà nel passato con un antico mercato, un accampamento di cavalieri, musiche gotiche e danze antiche, giullari, trampolieri, spettacoli teatrali, scene di vita medievale, tornei cavallereschi e il corteo regale capitanato anche qui da Carlo IV. Quest’anno, poi, esordirà un tendone sotto il quale la Cooperativa dei viticoltori cechi offrirà l’opportunità di degustare l’ampia varietà dei vini locali. Oltre al vino sfuso, sarà possibile assaggiare il burcak, ovvero il mosto d’uva parzialmente fermentato. Informazioni: http://www.last.fm/festival/1609781+Vinobran%C3%AD+Litom%C4%9B%C5%99ice+2010. Chiude la carrellata dei nostri consigli sulle feste dell’uva da non perdere, il 24 e 25 settembre, la vendemmia di Karlstejn. Ospitata come sempre nella cornice d’eccezione dell’omonimo castello, il più celebre di Boemia, la rassegna è alla quindicesima edizione. Anche quest’anno sfilerà un corteo storico con ben 250 figuranti in costume gotico, al seguito dell’imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia, l’indimenticato Carlo IV. Insieme alla consorte Elisabetta di Pomerania e ai loro sudditi, accompagnerà il pubblico in un tuffo nel passato e più precisamente nel XIV secolo. A ricreare l’atmosfera contribuiranno anche giullari, pifferai, artisti di strada, duellanti, artigiani e danze d’epoca (sarà anche possibile impararne i passi). Assolutamente reali invece le seduzioni enogastronomiche: buon vino locale, mosto d’uva e robusti piatti della cucina di stagione. Infine la suggestione più bella, per l’occhio e per l’anima: i fuochi d’artificio disegneranno i loro ricami di luce nel cielo sopra il borgo. Il programma all’indirizzo http://www.mestys-karlstejn.cz/turisticke-informace/vinobrani/.

IN VIAGGIO TRA I VIGNETI, MAGARI IN BICICLETTA A spezzare la rasserenante monotonia dei filari ora piatti, ora ondulati ma sempre ordinatissimi sono solo i campanili di chiese e abbazie, i tetti colorati delle città, l’abbraccio in pietra di borghi rurali, castelli antichi, umili rustici, il solco polveroso di strade sterrate e lo specchio di laghi lucenti. Si presenta così, ed è uno spettacolo, il Sud della Moravia. Qui il vino – prodotto oggi da vitigni diversi a seconda della zona e del relativo terreno - nasce e matura da tempi lontani, tanto che il territorio è stato suddiviso in 4 sottoregioni vinicole: Znojmo, Mikulov, Velke Pavlovice e Slovacko.

Znojmo. La più occidentale delle aree produttive, va giustamente fiera dei suoi bianchi, particolarmente consistenti e aromatici. Nel bicchiere si ritrova tutto di questa terra: il sole caldo, i venti freddi, l’azione mitigatrice dei fiumi e la passione antica della sua gente. Nascono qui dei "signori" vini, come per esempio quel Veltlin Verde che era tanto in auge a Vienna, alla corte dell’imperatore. Poi ci sono i pregiati Müller Thurgau, Sauvignon e Riesling Renano. E non mancano nemmeno ottimi rossi, come il Limberger e il St. Laurent.

Da non perdere: la città storica di Znojmo, la Cross Wine Cellar a Primetice (cantina costruita dai gesuiti nel XVIII secolo con un impianto a croce, da cui il nome), la cantina affrescata di Satov, il mulino ad acqua di Slup, il monastero di Rosa Coeli a Dolni Kounice e i rinomati vigneti di Sobes, tra i più antichi di Moravia e classificati tra i dieci migliori siti vinicoli d’Europa, che crescono nell’area protetta del Parco Nazionale di Podyji, dall’aroma di rosa e vaniglia), unici e diversi da tutti gli altri prodotti in Moravia, è il terriccio marnoso, fertilissimo. Nel Mikulov lo scettro oggi va a Mikulov. Una terra ricca di contrasti, dove convivono le linee morbide delle colline e quelle aspre di speroni calcarei, vigneti e foreste, zone umide e aree rocciose. Il segreto dei vini coltivati nella zona di Palava (che dà il nome a un’uva dorata indiscutibilmente al Riesling Italico, che a dispetto del nome nulla ha a che spartire con il Riesling Renano e non vanta nemmeno origini italiane. Da non perdere: la città vinicola di Valtice, dove è raccolta una straordinaria collezione di antichi torchi e presse per vino, il villaggio di Pavlov con le sue cantine barocche e naturalmente il castello di Mikulov che ospita un’interessante mostra dedicata al mondo della viticoltura e una gigantesca botte, da record. Ma la vera perla del territorio è Lednice-Valtice: una straordinaria area verde che racchiude due castelli, ruderi antichi, sculture e architetture insolite oggi sotto tutela Unesco.

Velke Pavlovice Abbraccia rilievi, colline e pianure ed è un’isola felice baciata dal sole e coccolata da temperature calde. Un po’ in controtendenza rispetto alle altre aree produttive del Paese, Velke Pavlovice si è conquistata fama grazie ai vini rossi, in particolare Blue Portugal e Limberger. Seconda per estensione e produzione soltanto alla regione di Slovacko, quest’area ha una grandissima valenza turistica. Da non perdere: Brno, seconda città per importanza della Repubblica Ceca, Austerlitz (celebre per la storica battaglia napoleonica del 1805) e dintorni, Cejkovice con la misteriosa cantina dei Templari costruita sotto la fortezza gotica, Boretice (nella Repubblica Indipendente di Kravi Hora) con un reticolo di oltre 250 cantine scavate direttamente sotto i vigneti e collegate tra loro.

Slovacko Ovvero la Slovacchia morava, al confine con Slovacchia e Austria. Qui più che mai vino significa cultura. E folklore. Costumi, balli, feste popolari, canzoni, tradizioni che ruotano attorno a un buon bicchiere hanno fatto negli anni di questo lembo sudorientale della Repubblica Ceca una destinazione turistica sempre più richiesta. Il territorio, assai vasto e quindi anche variegato, si presta a essere perlustrato più e più volte, alla scoperta di angoli sempre diversi. Si fa presto infatti a dir vigneti, ma nello Slovacko se ne trovano lungo le rive del fiume Morava, sulle colline dei Carpazi Bianchi, sulle pendici meridionali dei Monti Chriby, all’ombra della Foresta Zdanicky, nei dintorni di Uherske Hradiste (i filari più settentrionali di Moravia)… Anche la carta dei vini quindi non poteva che essere variegata: Riesling Renano, Pinot Bianco e Grigio, Müller Thurgau, Moscato di Moravia (nella varietà locale, coltivata a Polesovice). Per quanto riguarda i rossi, si coltiva per lo più Limberger ma anche Zweigelt e Cabernet di Moravia (nella varietà locale, coltivata nel villaggio di Moravska Nova Ves). Da non perdere: oltre alle città di Uherske Hradiste, Bzenec, Kyjov e Breclav, la miriade di pittoreschi villaggi vinicoli. Tra tutti, Mutenice con il Centro per la ricerca enologica, Straznice, Cejc, Dubnany e Blatnice pod Svatym Antoninkem. Un itinerario piacevole da percorrere in auto ma perfetto da coprire con sapiente lentezza in sella alla bicicletta. Discretamente disegnato tra i villaggi vinicoli, spesso nascosto tra vigneti, un favoloso itinerario cicloturistico conduce infatti alla scoperta della terra del vino. Adatto a tutte le gambe offre oltre 1.000 km di sentieri, percorribili in più tappe o solo a tratti. Undici diverse Strade del Vino, tutte segnalate e ben attrezzate, offrono un piacevole zig-zag tra i filari, un suggestivo saliscendi sulle colline di borgo in borgo, di cantina in cantina.

NON C’E’ SETE SENZA FAME. DAL BICCHIERE AL PIATTO.

Il vino, anche in Repubblica Ceca, annaffia ed esalta ogni piatto, basta scegliere i giusti abbinamenti. Nel tempo è nata una gastronomia tipica legata all’uva, dall’acino al bicchiere. E poi ci sono i "trucchi del mestiere". Se si ha in programma un tour delle cantine con relative degustazioni, per esempio, è bene cominciare la giornata mangiando a colazione il Trdelnik, pane tradizionale che non manca mai durante la vendemmia e che aiuta a… non perdere la testa. Gli appassionati del vino sanno poi che un viaggio tra vigneti e cantine non può essere mai solo enoturistico, ma sarà sempre anche gastronomico. Di cantina in cantina, di villaggio in villaggio ogni etichetta è il pretesto per scoprire la cucina locale. A Znojmo, per esempio, si prepara una minestra particolare con patate, cetrioli, panna acida, cumino e aneto. Ottime anche le cosiddette "salsicce vinose" (conservate nel vino), arrotolate, rosolate e proposte con cipolla brasata e formaggio. Da non perdere nemmeno la carpa al vino, insolitamente rosso, e pomodoro. Infine, un indirizzo "segreto" e di certo inatteso. Al rientro dal vostro tour enologico su suolo boemo-moravo, chiudete in bellezza il vostro soggiorno a tema nella capitale. A Praga, l’esclusivo ristorante di Villa Richter (www.villarichter.cz) si affaccia con una terrazza panoramica sulla vigna rinnovata di San Venceslao e offre le sue specialità accompagnate da vino sfuso proveniente dalle cantine dei migliori viticoltori cechi e moravi.

DOPO L’AUTUNNO MITE, UN INVERNO "CALDO"

No, non è impazzito il clima. Semplicemente l’uva, regina d’autunno, se sapientemente trattata – e in Repubblica Ceca ne hanno dimostrata di sapienza!- può offrire anche al rigido inverno ceco un dono corroborante. Stiamo parlando di un prodotto raro e pregiato, richiestissimo anche all’estero: l’Ice Wine, letteralmente il vino del ghiaccio. Il vino venuto dal freddo è una raffinata prelibatezza, a produzione limitata, pericolosamente legata all’andamento della stagione e quindi raro prodotto di nicchia. A regolamentarne la produzione è un rigido disciplinare. L’Ice Wine si ottiene, come tradisce il nome stesso, da grappoli d’uva "dimenticati" sulla vite in inverno e lasciati congelare naturalmente. Il processo è piuttosto laborioso e presuppone specifiche condizioni climatiche e particolari procedure di vinificazione (l’uva va pigiata prima che si scongeli). L’alta concentrazione di zuccheri rallenta la fermentazione del mosto, che può richiedere anche alcuni mesi. Il risultato è una poesia di aromi e sapori. Cugino" dell’Ice Wine è lo Straw Wine, ottenuto invece da grappoli lasciati seccare sulla paglia per 3 lunghi mesi e anche più. Sempre che si resista dallo stappare le piccole, preziose bottiglie, sia Ice Wine che Straw Wine si conservano magnificamente fino a 20 anni.

 

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I piatti del Buon Ricordo… ritornano sulle tavole

 

I piatti del Buon Ricordo… ritornano sulle tavole: la pietanza simbolo del locale sarà nuovamente servita da ciascun ristorante nel piatto di ceramica che la rappresenta e che viene donato ai commensali al termine della cena come "buon ricordo" di una piacevole esperienza culinaria. Lo hanno deciso i soci del sodalizio fra ristoratori più antico e più noto d’Italia, che nel 2011 – con 126 soci - ha raggiunto il traguardo dei 47 anni di vita. Tornano quindi alle origini i Ristoranti del Buon Ricordo: i loro famosi piatti, da oggetto simbolico e decorativo quali sono stati negli ultimi anni, saranno utilizzati in tavola, come aveva pensato ai suoi tempi l’ideatore del sodalizio Dino Villani, uomo d’arte e di cultura, ma anche un grande pubblicitario, capace di dar vita ad iniziative di enorme successo (basti pensare al primo concorso di Miss Italia e all’invenzione della Festa della mamma).

Dipinti a mano dagli artigiani della Ceramiche Artistiche Solimene di Vietri sul Mare con metodi tali da garantire la sicurezza alimentare, i piatti del Buon Ricordo sono da tempo oggetto di collezionismo (alcuni raggiungono cifre da capogiro) e, con i loro disegni naif e coloratissimi, abbelliscono le pareti di cucine e sale da pranzo di chi li raccoglie da anni con passione, nonché le sale di gran parte dei ristoranti dell’URBR : ora, si propone di riportarli al loro originario utilizzo non solo nei locali associati, ma anche nelle case di chi li frequenta, per imbandire tavole giovani e allegre all’insegna del creativo mosaico della cucina italiana, di cui le insegne associate sono portabandiera.

L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo promette da 47 anni un viaggio tra i sapori e i colori della cucina italiana. Le oltre cento insegne racchiuse sotto il suo marchio, distribuite dal Nord al Sud dell’Italia, rappresentano la migliore espressione della cucina regionale e disegnano la mappa della gastronomia e dell’ospitalità Made in Italy. Quella dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo è una storia lunga, consolidata e gloriosa. A una felice e puntuale idea di Dino Villani, uomo di cultura e maestro di comunicazione, si associò un gruppo di ristoranti di qualità con l’obiettivo di ridare notorietà e prestigio alle tante espressioni locali della tradizione gastronomica italiana, a quell’epoca poco valorizzata. Era la primavera del 1964. Chi si associava assumeva l’impegno di praticare una linea di cucina tipica del territorio, di tenere sempre in carta "una specialità" che ne doveva essere la rappresentazione più rigorosa ed esemplare. A chi consumava quella specialità veniva donato un piatto decorato a mano dagli artigiani di una "città della ceramica" (Vietri sul Mare) che doveva appunto costituire il "buon ricordo" di una degustazione che, per qualità e rigore, doveva essere veramente difficile dimenticare. Piatti divenuti oggetto di collezionismo, ancor oggi decorati a mano dagli artigiani delle Ceramiche Solimene di Vietri. È cominciata così. Prima 12, poi 40, poi 80, 126 ristoranti. Prima solo in Italia poi, con scelte attente e qualificate, anche locali che avevano scelto di portare la qualità autentica dei prodotti e della gastronomia di qualche regione italiana all’estero. Oggi i Ristoranti del Buon Ricordo sono 126 (di cui 16 all’estero) e la cucina "del territorio" non è più né segreta né negletta. Gode anzi di grande considerazione da parte di storici, dietologi, nutrizionisti e, soprattutto, dei consumatori. E loro ne sono stati gli antesignani.Ma il compito dell’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo - di cui è presidente Ovidio Mugnai - è ben lontano dal considerarsi esaurito. L’Unione sta lavorando ancor più intensamente perché le evoluzioni, i cambiamenti, la creatività si sviluppino in modo corretto e coerente con la storia culturale dei nostri territori, con lo scopo di difendere e diffondere la ristorazione italiana di rigore e qualità, dentro e fuori i nostri confini. I ristoranti seri, professionalmente adeguati e culturalmente preparati, sono ambasciatori di questi valori. Per loro cucina della tradizione, km 0, ricerca dei prodotti di nicchia dl territorio, non sono una moda del momento, ma da sempre il modo e la filosofia del lavorare.Per conoscere da vicino i Ristoranti del Buon Ricordo e le loro specialità, si può consultare il sito www.buonricordo.it o sfogliare la Guida, che annualmente presenta i locali, la loro cucina, la storia delle famiglie che li conducono e fornisce tutte le informazioni utili. I ristoranti sono raggruppati per regione. In evidenza sono segnalate, oltre che i nuovi associati, anche le sostituzioni delle ricette e del relativo piatto: la regola del Buon Ricordo vuole infatti che ogni cinque anni il ristoratore possa proporre, se crede, una nuova specialità "simbolo" del suo locale. A completare la Guida, l’elenco degli hotel che hanno al loro interno un Ristorante del Buon Ricordo. La si trova in distribuzione gratuita nei ristoranti associati o può essere richiesta alla Segreteria dell’URBR.Nei ristoranti si trovano anche dei piccoli e pregevoli Ricettari, stampati in tiratura limitata con la copertina personalizzata per ciascun locale, dono che i ristoratori offrono ad amici ed ospiti. Il primo raccoglie tutte le ricette dei piatti del Buon Ricordo : vi si illustra non solo come preparare le pietanze, ma anche la loro storia, i piccoli segreti che le rendono uniche, le curiosità che fanno di un cibo una storia e una tradizione. Il secondo, in distribuzione nel 2011, è dedicato ai primi piatti: zuppe, minestre, paste, risotti e molto altro ancora di cui ciascun ristorante propone una ricetta.

 

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NOVITA’ GASTRONOMICA NELLA CAPITALE

La prima pasticceria salentina a Roma

La prima e per ora anche l’unica, a produrre prelibatezze dolci e salate dello splendido Salento.

  Ce ne parlano i titolari Donato Perrone e Rocco Zezza.

 

Le numerose pasticcerie di Lecce, la bella Capitale del Barocco e del Salento, hanno una peculiarità forse unica: oltre ai tanti dolci alla cui tentazione è difficile resistere, in ogni locale c’è l’angolo del salato chiamato anche rosticceria che offre suggerimenti gastronomici di straordinaria qualità per la pausa pranzo, per una merenda non dolce, per la cena da portarsi a casa Fino ad oggi poco o nulla si sapeva, nella Città Eterna, in merito all’arte dolciaria salentina. A Lecce ce ne sono anche di storiche, come "Alvino", in Piazza S. Oronzo, ove negli anni quaranta e fino ai primi anni sessanta era accorsata oltre che dai leccesi anche dagli industriali del vino del Nord Italia, come i Folonari, i Cinzano, i Martini & Rossi, che due volte la settimana scendevano da Torino e Milano, in vagone letto, per seguire la "Borsa del Vino"; un po’ come la Borsa Valori di Milano, con le quotazioni aggiornate del vino che a conclusione venivano diffuse in contemporanea da Lecce e Zurigo. Ora qualcuno ha provveduto a colmare egregiamente la lacuna romana. Donato Perrone e Rocco Zezza hanno aperto a Roma la prima Pasticceria Salentina che è ubicata in via Lago Tana 51 (Traversa di viale Libia), frequentata dai romani ma anche da numerosi pugliesi, soprattutto salentini, che risiedono all'ombra del Cupolone e che qui ritrovano un po' dei profumi e dei sapori di casa. Perrone e Zezza, diplomati entrambi alla scuola alberghiera di Otranto,  ci raccontano la loro storia di giovani imprenditori con tante idee innovative: "Ci siamo conosciuti nel 1995 ad un corso post diploma in Food & Beverage Manager. Dopo questa esperienza abbiamo lavorato insieme in varie zone d'Italia fornendo consulenze e sovrintendendo all’avviamenti di vari locali, fino ad arrivare a Roma come docenti di cucina e pasticceria presso la Scuola Alberghiera. "Da quel momento – spiegano - abbiamo cominciato a studiare il territorio su cui lavoravamo, per capire quale fosse il modo migliore per emergere creando qualcosa di nuovo per sfidare la grande concorrenza. il risultato dei sondaggi è stato l'apertura della prima ed unica pasticceria salentina della Capitale, in Via Lago Tana appunto, nel cuore del cosiddetto "Quartiere Africano". Tale scelta imprenditoriale – incalzano Rocco e Donato -  nasce dalla nostra personale esigenza di dare a tanti salentini quel prodotto tipico che qui a Roma non si trova. Le nostre specialità sono moltissime: il Pasticciotto leccese classico, quello all'amarena, e il Pasticciotto Obama con crema e nutella. Successivamente sono nate le varianti alla banana e nutella, al pistacchio e nutella, alla cotognata, alla nocciola, alla ricotta e gocce di cioccolato; ed inoltre: le Carteddhate o cartellate al miele o al mosto cotto, i Mostaccioli, i Cornetti leccesi, la Pasta di mandorla fatta da noi, sia cruda che cotta, e per citare qualcosa di salato: i Rustici leccesi, i Calzoni fritti, i Guanciali, le famose Pittule. "E vogliamo segnalare ancora: la Torta delizia, la Torta conchiglia, i Fruttoni classici e quelli granellati, le Zeppole di San Giuseppe, gli Agnelli di pasta di mandorla pasquali, e tante altre prelibatezze. "E’ importante sottolineare che le nostre materie prime sono di altissima qualità e molte di esse provengono dal territorio leccese, come ad esempio i liquori, le creme, il caffè, le creme salate, le marmellate, le praline ed i cioccolatini tipici leccesi. A Natale abbiamo lanciato il PANTERRONE SALENTINO (oggi la nostra specialità piu importante), che in pratica è il panettone tipico leccese creato dai salentini come risposta al panettone milanese. Gli speciali ingredienti che abbiamo utilizzato sono: pasta di mandorla, mandarino candito, fichi secchi e finocchietto. E’ assolutamente da assaggiare, infatti è stato un prodotto vincente ed ha registrato richieste superiori a quelle del al panettone tradizionale". La Pasticceria Salentina sarà presente con servizio di catering espresso lunedi' 28 febbraio nell'ambito della manifestazione promossa dall' Associazione Salento Nostro "Premio Dolmen Salento 2011", che si svolgerà a Roma presso il Best Western Hotel Universo di Via Principe Amedeo,5, con inizio alle 11.00, che quest’anno si affiancherà all’annuale presentazione a Roma alla Stampa nazionale del Film ed estera della 47^ edizione del Festival Internazionale Turistico che si tiene a Lecce dal 25 al 29 maggio.

pasticceriasalentina@libero.it - pasticceriasalentinaroma.blogspot.com

                                                                        Elettra Ferraù

 

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SUCCESSO PER LE DEGUSTAZIONI SALENTINE        

 

GLI "AMICI DEL SALENTO"

IN UNA BELLA SERATA ROMANA

 

 

 

Con un menu prettamente salentino, si è tenuta a Roma una serata conviviale organizzata da "Salento Nostro- Amici del Salento". Particolarmente felice la scelta della location: il Ristorante Opera di Fortunato Vullo, in Via Paola 48, a due passi da Castel S.Angelo. Per l’occasione il Presidente dell’Associazione Salento Nostro Antonio Russo ha voluto con sé lo chef pugliese Matteo Robustella che ha preparato una cena gustosa secondo le migliori tradizioni della gastronomia salentina.Antonio Russo, nel breve discorso di saluto agli ospiti intervenuti, ha sottolineato come l’Associazione si proponga di essere un punto di riferimento e costituire un ponte ideale tra la Capitale e il Salento in termini di  comunicazione, cultura, marketing turistico e promozione del territorio. Le degustazioni sono soltanto un aspetto del discorso più ampio ed articolato che include incontri culturali, conferenze e dibattiti per rappresentare il Salento alla vasta comunità di oltre centomila pugliesi presenti a Roma ed agli amici appassionati di questa splendida terra che va assumendo sempre di più una connotazione internazionale. "La nostra gastronomia – ha aggiunto Antonio Russo - ricca di odori e sapori, si basa soprattutto sui piatti tipici provenienti da antiche tradizioni contadine che possono fare invidia agli chef più famosi e creativi, e deve essere un punto di forza per qualificare durante tutto l’anno l’offerta attraverso itinerari del vino e dell’olio e alla ricerca di un turismo diversificato anche a beneficio delle località nell’entroterra della provincia di Lecce, alla scoperta di dolmen, menhir, antiche masserie, frantoi, agriturismi, in abbinamento alla tradizione enogastronomica, e alle incantevoli località di mare del Salento ormai notissime". Inoltre, come ha rilevato il Presidente Onorario dell’Associazione, Antonio Conte, esiste da sempre un filing tra il Salento e il Lazio, ove i salentini portarono la coltivazione del tabacco per poi stabilirsi, soprattutto nell’Alta Tuscia. Nel corso della serata si è parlato anche dell’assegnazione dei Premi Dolmen Salento che avverrà a Roma il 28 febbraio, unitamente alla conferenza stampa in cui si annuncerà l’edizione 2011 dell’International TourfilmFestival che avrà luogo a Lecce dal 25 al 29 maggio e che si appresta a celebrare , nel 2012 il cinquantenario dalla prima edizione svoltasi a Venezia nel 1962. (Elettra Ferraù)

Per saperne di più: www.salento-nostro.tk - www.tourfilmfestival.it

 

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 A ROMA

LA PUGLIA DEI TRULLI NEL CUORE E…NEL PIATTO

  

 

 

Il profumo, il sapore e i colori della Puglia più autentica, quella che vive nella Valle dei Trulli saranno presentati a Roma il 10 dicembre nello show room delle ceramiche Nicola Fasano di Grottaglie, in via dei Banchi Vecchi 141. La serata di aperitivo a buffet e musica sarà l’occasione per un tuffo nel piacere per gli occhi e per il palato. Insieme alla nuova collezione delle ceramiche “Fasano”, saranno presentati anche i prodotti genuini della Masseria Pavone di Martina Franca. Olio e vino etichettati dalla Masseria Pavone, e tutto ciò che chi ha avuto la fortuna di soggiornare nella splendida masseria restaurata ha potuto gustare, viene riproposto a Roma, servito nei magnifici piatti di ceramica che ne sono il “palcoscenico” ideale. Masseria Pavone ha deciso di diventare etichetta per lanciare un vino e un olio che ne riflettono l’idea di turismo ed ospitalità e che rappresentano le eccellenze dell’intera Puglia. Con l'intento di riproporre un Bianco locale di stile antico, è stato reimpiantato,  in collaborazione con l’azienda i Pastini, un vigneto di Fiano Minutolo, permettendo in questo modo la rivalutazione di un vitigno antichissimo e quasi perduto. Si tratta di un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dal bouquet intenso che ricorda sensazioni di fiori bianchi e gialli, fruttate di uva, pesca bianca, pera e litchi, con un lieve sentore finale di salvia. Il gusto pieno e secco, avvolgente, con una piacevole citrina che permane lungamente in bocca, lo rende particolarmente indicato all’accostamento con antipasti a base di pesce e risotti ai frutti di mare, crostacei e pesce al forno. I vigneti sono a 700 metri della masseria e possono essere visitati durante il soggiorno. Con lo stesso spirito che l’ha resa un avamposto della tradizione abbinata al gusto per lo stile e la raffinatezza, la Masseria Pavone ha inoltre lanciato un olio extravergine di oliva, prodotto in collaborazione con l'oleificio Caroli, che promette di diventare presto un nome ricorrente sulla bocca – e sul pane – di tutti gli appassionati del genere. Estratto da olive sane e raccolte al giusto grado di maturazione negli uliveti della Masseria, dove esistono le condizioni migliori per portare a maturazione le olive più pregiate, dal colore giallo, con riflessi verdi, avvolge ogni pietanza di un intenso profumo di olive fresche. Il suo sapore fruttato, di grande intensità, con fondo delicatamente amarognolo, esalta qualsiasi piatto ed affascina subito il palato, anche quello dei più distratti. Le sue qualità lo rendono insostituibile per arricchire cibi poveri, nonché per gustarlo sui legumi e sulle rinomate frise pugliesi, o nella preparazione dell’impasto dei famosi tarallucci, unitamente al “Bianco Locorotondo Doc”.

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LA CUCINA ITALIANA E' TORNATA IN POLONIA

FRA I PROTAGONISTI LA PUGLIA SALENTINA E LA MURGIA DEI TRULLI

             

 

Sono oltre vent’anni che  “Immagine Italia” in collaborazione con la  Federazione Europea della Stampa Turistica (Fest), organizza scambi turistico-culturali con l’Europa dell’Est. E   in quest’ambito ha fatto conoscere l’eno-gastronomia delle varie realtà regionali italiane nei grandi alberghi della Polonia, Cekia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Russia etc Un ruolo particolare ha sempre avuto la Puglia, soprattutto con la Polonia, i cui interscambi risalgono  a secoli addietro, quando la capitale era ancora Cracovia e regina del Paese era l’italiana Bona Sforza.

Fu quello un periodo di ottimi rapporti con la Puglia e agli scambi culturali, si affiancarono, non meno importanti, quelli commerciali che diedero ai polacchi la possibilità di conoscere molti prodotti della terra che fino allora non erano conosciuti nel loro Paese.

Fu cosi, ad esempio, che i contadini pugliesi portarono in Polonia le patate, che i polacchi impararono a coltivare e dalle quali in seguito cominciarono a produrre la vodka. Anche molti altri ortaggi furono scoperti, come il cavolo cappuccio che ancora oggi in Polonia viene chiamato “cavolo italiano”. Che dire poi dei vini che la Polonia  non produce a causa del clima.

Alla Corte Reale arrivavano i bianchi della Murgia barese, come il “Locorotondo” e i rossi salentini, mentre il Capitolo della città di Ostuni (feudo della Bona Sforza), donava ogni anno, l’olio d’oliva.

Una tradizione ripresa, come dicevamo dal 1982, grazie al giornalista  Antonio Conte  e che continua, da oltre vent’anni, in varie riprese. Una iniziativa che nel 1990, fece innammorare della Puglia persino Barbara Jaruzelzka, allora “Prima Donna” del Paese, moglie dell’omonimo generale, dopo aver gustato le “orecchiette” ed altre specialità nostrane, accompagnate dai vini pugliesi.

Volle sapere da dove venivano i prodotti eno-gastronomici che definì squisitissimi e dopo qualche mese volle visitare la Puglia, sostando anche sulla tomba della regina Bona Sforza, sepolta  a Bari, nella cattedrale di S. Nicola e a marzo scorso,  l’enogastronomia italiana è stata ancora protagonista nella “23^ Italy Image-, Giornate della Cucina Italiana,” che si è svolta a Cracovia, in concomitanza con la 25^ edizione dei Premi Europei "Benemeriti del Turismo e dell'Ospitalità  & Una Vita per  il Turismo. In quest’ambito, anche la Puglia tornerà protagonista. Infatti, all’iniziativa ha aderito la Provincia di Lecce che è stata presente con una delegazione guidata dall’assessore alle Politiche Comunitarie, Cosimo Durante e dal presidente dell’Istituto Mediterraneo del Salento Luigi De Luca.

A questo scopo si sono avuti incontri con i direttori di alberghi e ristoratori, nonché con gli importatori per degustazioni guidate di vini, olio d’oliva e altri prodotti tipici.

 

E’ stata un’occasione veramente importante – dicono gli organizzatori – soprattutto ora che la Polonia, a pieno titolo è entrata a far parte dell’Unione Europea; un Paese da sempre protagonista della storia del nostro continente ed anello di congiunzione fra la cultura europea e quella slava. Alle manifestazioni sono intervenuti, unitamente agli addetti ai lavori, le autorità civili, i rappresentanti del turismo, oltre alla stampa e alle radio e televisioni polacche che da sempre seguono con vivo interesse queste manifestazioni. Fra i Partners tradizionali .PASTA DIVELLA e i vini della Cantina "Crifo" di Ruvo di Puglia coni vini della Murgia.

L’organizzazione tecnica dall’Italia è della “Travel Production s.r.l.” di Roma in collaborazione con  “Holiday Travel” di Varsavia e  con la European Federation Tourist Press e il Club Europeo dei Benemeriti del Turismo e dell'Ospitalità.